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mercoledì 1 gennaio 2014

"L'estate sta finendo, e un anno se ne va...": Parigi FW 13-14

QUAL E' LA PIU' GRANDE SORPRESA CHE VI POTESTE ASPETTARE PER CAPODANNO? UN MIO NUOVO POST! DELLA SERIE "CHI PUBBLICA A CAPODANNO, PUBBLICA TUTTO L'ANNO (SO GIA' CHE NON FINIRA' COSI', MA VABBE').
NB.: TUTTO QUELLO CHE TROVERETE SOTTO E' STATO SCRITTO UN CASINO DI TEMPO FA, NON HO MAI FATTO IN TEMPO A FINIRE IL POST MA ORMAI NON SOLO LE COLLEZIONI SONO IN NEGOZIO, SI AVVICINANO I SALDI, QUINDI CREDO DI DOVER PUBBLICARE!

"L'estate sta finendo/e un anno se ne va /sto diventando grande /lo sai che non mi va"...
(Lasciate stare il fatto che l'estate sia già finita da un pezzo. Ci metto un po' a elaborare i miei post e questo l'ho cominciato più di tre mesi fa).

Col motivetto dei Righeira in testa, ricomincio a scrivere le recensioni delle sfilate parigine (lo sai che non mi va...) da dove ci eravamo lasciati, cioè al secondo giorno, dopo la bellissima, barocchissima, Vuitton. E' il turno di Victor and Rolph Monsieur, Gaultier, Yamamoto, Van Noten e Vibskov. 
Un blogger serio vi farebbe un accurato resoconto della collaborazione tra V&R e Piet Parra, di come Gaultier abbia perso il suo smalto (non è mai un buon segno che uno stilista passi dalle sfilate alle presentazioni), etc. etc. 
Io, però (grazie al cielo), non lo sono. 
Così eccoci arrivati, miracolosamente, alla penultima (ultima, per me) sfilata della giornata: quella di Dries Van Noten. 
La sfilata è intitolata "The morning after". La mattina seguente. Tutto ruota intorno a un'idea di lusso rilassato ma sontuoso, con vestaglie in seta, maglie che cadono morbide, stampe paisley...capi dal sapore bohèmien,perfetti su una rockstar maledetta,
Dries non si è risparmiato i ricami, o i jeans tinti in maniera sembrare pantaloni in pelle, e neanche qualche incrostazione di gioielli sulla maglieria, per una collezione bella quanto immettibile. 





(Foto da Sonnyphotos.typepad.com e Dazed&Confused)

Il terzo giorno si preannuncia interessante. Watanabe apre le danze al ritmo di musica Klezmer, e cosa meglio di questo genere ebraico per una sfilata nostalgica, ispirata ai migranti di inizi novecento? Capi che cadono comodi,come ci fossero stati passati da un cugino molto più grande, patches all'inverosimile e tessuti stropicciati, questa è la collezione. Se l'ispirazione è affascinante, il tutto si risolve, però, in un esercizio veloce e ripetitivo, ed meglio il dannatismo bohémien di Van Noten. Allo stesso modo non colpisce l'estetica "amish" e ripetitiva di Ann Demeulemeester,ma questi sono gusti personali. 
Da Margiela le cose non sono ciò che sembrano. I modelli sono musicisti, il poncho in pelle è costruito da vecchie bikers, il maglione da berretti bretoni e i primi completi che sfilano sono in realtà tute. Nonostante questi pezzi interessanti, si percepisce una certa stanchezza creativa: la maison sembra intrappolata tra la necessità di far quadrare i conti e quella di preservare uno spirito "decostruttivista". Ma qual è il fil rouge della collezione? Quale il messaggio? 


(Margiela*2, da Dazed&Confused e Watanabe, da style.com)

lunedì 16 dicembre 2013

Amore, oggi (dopodomani) è il nostro anniversario, e io ho una sorpresa per te

Cari ragazzi,
Il 18 "Girastilemondo" compirà 3 anni. Volevo aspettare quella data per una notiziona, ma poi,tutto merito di Cecilia di Modeskine, ho deciso di darvela oggi, in anticipo: ho aperto un altro blog!
Che è un po' come dire "Amore, oggi è il nostro anniversario, e io ho una sorpresa per te: ti lascio"!
In verità è da un bel po' di tempo che trovavo difficile scrivere qualcosa di interessante. Non mi piaceva più il mio stile, così malinconico e delirante. D'altro canto, però, l'idea di lasciare tutto questo mi dispiaceva un sacco: significava ricominciare da zero (eccheppalle!), con un nuovo blog, ancora una volta aspettare per mesi un nuovo commento, aprirsi un novo account fb, uno di twitter, e poi, in fondo, Gira(stile)mondo è un po' di me. E' la mia storia, per tutto quello che riguarda la moda, la scrittura, la fotografia, l'arte: gli interessi! 
Così, il nuovo blog l'ho aperto lo stesso, ma andrà di pari passo con questo ("amore, oggi è il nostro anniversario, che ne dici di diventare una coppia aperta?"), senza sostituirlo: ne raccoglierà gli articoli migliori, anche quelli più vecchi (appositamente rivisitati) e quelli atemporali che trattano di massimi sistemi (roba come "il rapporto arte e moda" e altre disquisizioni da hipster acculturato). Senza diventare una vetrina, però. Almeno ci provo.

Sarà il mio salottino. Un luogo così intimo che, udite udite, non vi svelerò neanche l'indirizzo. 

Allegro con brio. Parte la 5a di Beethoven. Le vostre facce (già me le immagino :)) esterrefatte, come a dire: "questo è tocco"! Però sì, avete sentito bene. L'indirizzo, almeno per il momento, non ve lo dico. O meglio, ve lo dirò, ma solo su richiesta. Voi mi mandate un messaggio privato (su facebook o tuitte) e io ve lo dico. Non è snobismo, il mio (certo, non nego di essere snob, eh...). Solo voglia di mantenere una certa atmosfera ovattata. Poi, col tempo, cambierò nomi alle mie pagine sui social network, piazzerò ovunque banner del nuovo blog su Gira(stile)mondo e, chissà, viceversa. 
Per ora, però, preferisco un po' di privacy.

(Che poi non ci vorrà niente a trovarlo, questo nuovo "spazio": il tempo di postare il prossimo post e basterà una rapida ricerca su google, ma a me piace così!)

(La prima sfilata di Tom Ford. Ricordate? Il concetto è quello)

giovedì 17 ottobre 2013

Coltelleria Lorenzi, via Montenapoleone dal 1929 (al 2013?)

Cari ragazzi,
Ho scritto questo post di getto domenica, ma volevo aspettare un po' per pubblicarlo. Avrei preferito che prima uscisse qualche notizia in più sull'argomento. Questa era, a modo suo, una forma di rispetto verso il Signor Lorenzi e ciò che mi aveva detto, in forma del tutto confidenziale (così mi piace pensare).
Visto che, però, notizie non ci sono, visto che, in fondo, il mio pubblico è un piccolo circolo, e visto che mi devo far perdonare una lunga assenza, ecco a voi il pezzo! 


Mio papà sovente si lamenta, quando siamo in viaggio, di come le grandi vie della moda siano uguali in tutto il mondo. Io, piccato, gli rispondo a tono, dicendogli che, tra gli effetti della globalizzazione, preferisco questo ai McDonald's, o ai negoziacci di chincaglierie turistiche.
Eppure papà ha ragione. Probabilmente neanche Calatrava, Piano o la Hadid hanno un curriculum geograficamente esteso come quello di Peter Marino, architetto dei negozi di moltissime grandi griffes.
Però, ogni grande via della moda ha anche un qualche suo negozio peculiare. A Roma c'è il Caffè Greco, in buona compagnia con Battistoni, a Londra Asprey's, a Parigi Goyard ed Hermès (che sì, sarà onnipresente nel mondo, ma di 24 Faubourg ce n'è uno), a Milano Cova e Lorenzi.
Lorenzi ha una peculiarità tutta sua: il coltellinaio di Montenapoleone è un posto magico, uno di quelli fuori dal tempo.
Quando passo per il quadrilatero mi fermo sempre qualche minuto davanti alle sue vetrine. Impeccabili, dentro c'è un mondo di altri tempi: set da barba, pipe, apribottiglie, forbicine da uva… di tutto e un po'. E' un negozio che mi ricorda mio nonno, gentiluomo anni '50, mai conosciuto dal vivo, ma di cui ho un'immagine molto precisa, e bella, in testa.

In questi giorni sono a Milano. In questi giorni la notizia che la Coltelleria Lorenzi, dal 1929 a Via Montenapoleone 9, vera istutizione di milanesità, è stata venduta. Poco c'entra con la vendita lo stato ladro e cattivone,nemico degli imprenditori, poco le succulente pressioni dei grandi capitali stranieri, è solo la triste storia di due fratelli che ormai si guardano di malocchio per quanto riguarda la gestione del negozio(quando si dice "fratelli coltelli"…), e così han deciso di cedere l'attività. 
Io, un po' spinto dalla curiosità, un po' dalla necessità di avere un "incidicastagne" (se per voi "incidicastagne" e "necessità" sono parole inconciliabili, non avete capito nulla dalla vita), un po' desideroso di rassicurazioni sul futuro della Coltelleria, sabato mi ci sono fiondato dentro. 


(naturalmente, miravo al secondo dal basso. Degli altri avrei avuto paura solo a chiedere il costo).

martedì 24 settembre 2013

Impressioni milanesi

Forse chi mi segue su twitter (che non lo fa dovrebbe subito rimediare!) sa già che, da una decina di giorni, sono a Milano. No, non vi preoccupate: i PR delle grandi maisons non si sono degnati di mandarmi neanche un invito (giustamente e Deo Gratias, aggiungerei). Semplicemente, tra i vantaggi di avere una famiglia terrona in diaspora su tutto il Paese, c'è quello di avere una zia nella capitale della moda, con relativa casetta in cui ospitarmi.
In questi giorni milanesi mi sono dato alla cultura al cazzeggio e al window shopping, come da miglior tradizione di questo blog. Sono anche stato alla notte bianca della moda (aka Vogue fashion night out, ma se riuscite a pronunciare la sigla tutta insieme -VFNO, così- siete molto più fescionabbol). 
...
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Beh, che cagata pazzesca! Eserciti di blogger riconoscibili dalle onnipresenti felpe MSGM, coatti con mutandone D&G delle grandi occasioni, convinti di essere veri trendsetter, sfigati studenti in cerca di alcool e organi genitali dell'altro sesso si aggiravano sciamando per le vie del centro. I negozi più interessanti (= quelli più snob ed elitari, come piace a me) non si erano scomodati per aprire, mentre per conquistare un bicchierino di champagne si doveva combattere in battaglie titaniche che a confronto le assemblee di condominio sembrano riunioni di un gruppo di preghiera. 

(Tutte le foto sono state fatte col mio SKIPHOne, quindi la qualità è quella che è).

("Montenapo" e un signore che porta a spasso i cani. Non so voi, ma io faccio sempre una passeggiatina con i miei 6/7 barboncini in centro, quando c'è la VFNO).

Ho appurato sulla mia pelle l'assoluta insensatezza della Vogue fashion blabla, ammesso che non moriate dalla voglia di farvi calpestare le Louboutin nuove da un trans da 100 chili con puttanesco profumo di rose che ancheggia per via della Spiga -tutta roba reale, eh. 
Eppure ho visto di peggio (sic!): virili giapponesi che, incuranti di ogni regola della sobrietà e buongusto, si aggiravano in bermuda e camicia Givenchy con borsetta di Hermès per via Sant'Andrea, o russi (non russe) alla ricerca di pratici visoncini per l'inverno in arrivo, meglio se con qualche dettaglio in cocco.
Non se la cavavano meglio i sedicenti fashion bloggers in calzini neri, bermuda e, perchè al peggio non c'è mai fine, trench scuro, per un effetto da maniaco sessuale anni '90 assicurato. 
Capirete che, spinto da quest'invasione del cattivo gusto, ho sentito forte l'impellenza di scappare alla Rinascente e rifarmi lo sguardo con qualche bel pezzo di moda.

Grazie per la lettura!

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