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venerdì 18 novembre 2011

Il rilancio passa tramite HM

Dopo Versace x HM è Versace mania.
E così è stato per Lanvin.
Forse mi sbaglio, ma prima di queste due collaborazioni non si parlava tanto dei due marchi. Guardiamo a Lanvin per HM: la più antica casa di moda francese, dopo un periodo fosco, aveva, grazie ad Alber Elbaz, recuperato un certo clamore, che però era ben nascosto e riservato agli addetti ai lavori. Per carità, nel caso di Lanvin io ero un neofita del mondo della moda, ma sembra che HM abbia coronato la risalita della maison e ne abbia aperto le porte al grande pubblico. Mentre per quanto riguarda Versace dovremo aspettare qualche tempo per dirlo, però troviamo delle costanti in tutti e due i casi:
L'azienda esce da un forte declino, nel caso di Lanvin anche di immagine, nel caso di Versace soprattutto finanziario. Comincia a farsi strada e arriva HM a proporre una collaborazione. E' un po' come spargere in terra i semi: ci si fa (ri)conoscere al grande pubblico con i propri pezzi più iconici -Ruffles o greche che siano- gettando le fondamenta per un ritorno sulle scene (Versace ad esempio ha annunciato che ricomincerà a sfilare a Parigi con l'haute couture). Lanvin, poco dopo la collezione per HM, ha fatto sapere che avrebbe aperto un negozio a Milano.
Vi pongo una domanda. Sarebbe stata la stessa cosa se l'avesse aperto senza la precedente collaborazione col colosso svedese? O avrebbe fatto meno scalpore? O la gente passando davanti ai lavori in corso, a via della Spiga, non avrebbe detto "Ehi, quello che ha firmato la collezione di HM!", ma "Apre un nuovo negozio, chissà chi sarà 'sto Lanvin!".
Staremo a vedere come andrà con Versace. Io credo che firmare una "capsule" con HM aiuti molto. L'importante, piccolo pensiero un po' elitarista, è che il brand non diventi eccessivamente commerciale, perchè poi arrivano le burine. E finora Lanvin è forse l'unica griffe le cui borse non ho mai visto addosso a una signora volgare. Solo riccone - di quelle che puzzano di ricchezza secolare che scarseggiano a Roma ma di cui Milano è piena- piene di buon, sobrio gusto.

Lanvin a 35 euro.

2 commenti:

  1. Non sono molto d'accordo con la tua analisi. Nel senso che H&M svolge collaborazioni con brand da molto tempo, alcune più riuscite di altre, ma sin dall'inizio, hanno avuto grande successo. La chiave non è rilanciare case di moda in declino, semmai cogliere quello che c'è nell'aria e unire due marchi vincenti.
    Nel caso di Lanvin, Elbaz ha rilanciato la casa gradualmente, la collaborazione con H&M ha lasciato colpiti per il successo, ma evidentemente il nome proprio perché esclusivo, ha il fascino dell'impossibile.
    Nel caso di Versace, il brand ti dò ragione ha avuto momenti di difficoltà ma la sua arma vincente e da qui la collaborazione con H&M è che piace molto nel mondo asiatico (io ne ho detratto una ragione sociologica, e cioè che questi paesi costretti nel passato a non poter comprare o per mancanza di soldi o per mancanza di libertà - vedi Cina - oggi nuovi ricchi, hanno creato un culto di alcuni nomi e Versace certo molto appariscente, rientra nel gusto kitsch di chi si afferma anche attraverso l'apparire, come è di tutti i ricchi nuovi - lo si diceva anche degli italiani e lo si dice ancora che guardano alla marca, cosa da parvenue).
    Supportati poi da un gran baccano di pubblicità arrivi alle fasce dei poveri che comprano low cost e alle fasce dei nuovi ricchi che devono avere tutto. A Londra era pieno di donne orientali con bustone Versace x H&M, di occidentali poche e tutte non ricche (e non inglesi).
    Non penso sia H&M che porti fortuna, penso sia un incontro ben gestito. In quanto al fatto che la crisi porta a collaborazioni low cost, non dimentichiamoci che i brand di lusso, non sono mai stati così ricchi.
    Suonerà radical chic, ma trovo assurdo il processo. Non c'è niente del brand che collabora con H&M c'è solo H&M. Spero che i miei adorati Chloè e Céline non arrivino a svendersi solo per diffondere di più quello che fanno. Non perché così rimangano esclusivi, ma per il principio che rende questi prodotti belli perché curati, dove c'è un lavoro di ricerca e rispetto del lavoro in sé (anche se ormai è tutto fatto in paesi non occidentali). E per coerenza con la propria immagine originaria. Ma mi sa che tanto prima o poi a nessuno fregherà niente e conterà solo e sempre di più il logo e tutti lavoreremo per 5 euro al giorno.

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  2. Di sicuro erano brand che stavano già rilanciandosi, ma non credi che il passare tramite HM abbia dato loro una forte spinta e aumentato la conoscenza di questi ultimi?

    Per quanto riguarda l'ultima parte, quella "radical chic", condivido e non condivido.
    Da un lato quello che offre HM è il brand nella sua parte più commerciale svuotato di ricerca, qualità...
    Prendiamo Lanvin e:
    1) estrapoliamone lo stile: femminile, iperdecorativo e al contempo un po' punk, fetish, di strada, di' come vuoi.
    2) Eliminiamo ogni accenno di sartorialità e feticismo, troppo poco commerciali.
    3) Quel che ne rimane semplifichiamolo e vendiamo questa sbobba.

    Dall' altro rimane comunque un tratto esemplificato del brand, ma proprio perchè possibile esemplificarlo si tratta di un carattere chiave. Quindi un amante di Versace potrà avere il suo capo preferito...

    Certo ci saranno solo un sacco di compratori che mirano solo al brand, ma ormai lo stesso è successo a Hermès. La differenza è il prezzo che quindi non restringe il campo di azione, essendo basso, nelle collaborazioni HM.
    Ma Hermès, molto più di altre marche, è vittima dello stesso fenomeno: una birkin costa tantissimo, ed è quindi simbolo di status molto elevato.Inoltre Si capisce chiaro e tondo che è di Hermès, quindi fa accorrere a fiotte i nuovi ricchi.

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Se siete arrivati fin qua sotto vivi (complimenti!) e volete insultarmi, fate bene, questo è lo spazio giusto! Mi raccomando, utenti anonimi, lasciatemi una firmetta (potete anche scrivere "Raperonzolo", non saprò mai che non è il vostro vero nome)!
Se, invece, siete folli come me, e il post vi è piaciuto, potete contattarmi in privato per offrirmi un dono. Vi fornirò la mia taglia e le preferenze di colore per:
1) Un maglione in baby cashmere di Loro Piana;
2) Una giacca di cashmere millemila fili di Brunello Cucinelli;
3) Un plaid di cashmere di Hermès (sì, ho bisogno fisiologico di cashmere, sono freddoloso).

Naturalmente, non è un "aut aut" tra i tre doni. Non sarei mai così crudele. I doni sono da fare tutti. Appena arriveranno, provvederò a cambiare lista, per evitare doppioni.
<3 <3 <3

Grazie per la lettura!

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