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mercoledì 4 aprile 2012

Young talents: TIm Coppens

Il tanto decantato minimalismo, forse lo avrete capito leggendo il blog, mi sta sullo stomaco. Certo, ci sono delle eccezioni (come la fichissima felpa di Acne "Paris, Sweden"), ma proprio non mi va giù. E se qualche stilista essenzialista riesce a piacermi, merita sicuramente una menzione su questo blog, che lo consacrerà agli allori della storia e della moda (aspetto e spero).
Uno dei pochi che ce l'ha fatta è un giovane talento americano, Tim Coppens. Saranno i tagli? Saranno i colori, i tessuti tecnici? O forse il fatto che usare il tessuto di un tappeto persiano per una varsity jacket non corrisponde esattamente al mio concetto di minimalismo?
Tim ha esordito l'anno scorso col brand omonimo, dopo aver lavorato presso Adidas e a lungo nelle retrovie di Ralph Lauren. Più precisamente è stato designer director di RLX, una delle branche più scrause (scusate il linguaggio) del brand americano. Nato in Belgio, si è laureato in quella fabbrica di talenti (Van Noten, Margiela, Hackermann e bla bla bla) che è la Royal Accademy of fine arts di Anversa.
La sua prima collezione è stata comprata in blocco da Barneys di New York, dove sfila, e e ha già vinto un premio, l' "Ecco domani". Assegnato, nonostante sia un riconoscimento di moda, da un'azienda vinicola italiana. Sì, vinicola, proprio una che fa i vini.
Il ragazzo ne ha di talento da vendere, e se lo fa pure pagare caro (barneys.com per credere). Ma gli va riconosciuto un notevole lavoro su textures e materiali.


La collezione di quest'estate 2012 è semplice, con tagli lievemente over. L'ispirazione è venuta dal film francese Un prophète. Chi l'ha visto si faccia avanti e sveli le similitudini.
I colori sono classici: bianco, blu, beige... Tanti tessuti tecnici, ma anche giubbotti di pelle e poi il pezzo emblematico, questo giubbotti in tessuto di tappeto persiano. Ruvido e vissuto, già quasi rovinato, il colorato pezzo centrale si stacca dal resto della giacca, immacolata e lineare.



Bella anche questa felpa semplice in cotone, arricchita dalle appliques in pelle, di cui io sono feticista ed adoratore convinto, e dalle zip laterali, che aggiungono ulteriore grinta all'ensemble.
Per quest'inverno, invece, l'ispirazione viene ancora da un film "Drive" (che io naturalmente, ancora, non conoscevo), dall'hockey su ghiaccio con le sue armature e dalle uniformi sportive, più in generale: le fasciature da pugni del pugile diventano elementi estetici di pelle, che possono anche ricomparire sui maglioni, come eleganti e lussuosi dettagli.




I tagli sono asciutti, fanno risaltare la figura. Belli i materiali, anche nelle loro applicazioni meno comuni, come il bomber composto da poligoni di pelliccia di montone e i pantaloni in agnello candidi. Gli eleganti gilet in pelle rossi, sabbia e blu elettrico riprendono la "corazza" degli hockeisti. Protagonista anche il trench, dal taglio sartoriale, solo un po' troppo corto per i miei gusti. Anche qui la pelliccia lo accompagna al collo. La palette di colori è sobria, e grande protagonista ne è il bordeaux, un po' più squillante del solito.


Coppens dice di non credere di portare qualcosa di completamente nuovo all'abbigliamento da uomo. Eppure questo non è un fattore negativo. La moda, in particolare per "noi maschi" (vi ricordate alle elementare, quando eravamo maschi contro femmine, io non mi sposerò mai etc. etc?!), non è cambiamento repentino, ma un percorso di evoluzione senza troppi sconvolgimenti che, partendo da poche menti illuminate  (ad esempio Slimane) o dal basso, coinvolga poi tutti.

Le foto sono state gentilmente prestate (=rubate) da thedandyproject.com e papermag.com.

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2) Una giacca di cashmere millemila fili di Brunello Cucinelli;
3) Un plaid di cashmere di Hermès (sì, ho bisogno fisiologico di cashmere, sono freddoloso).

Naturalmente, non è un "aut aut" tra i tre doni. Non sarei mai così crudele. I doni sono da fare tutti. Appena arriveranno, provvederò a cambiare lista, per evitare doppioni.
<3 <3 <3

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