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domenica 1 luglio 2012

Al mare in Trussardi, a ballare in Prada (aka Milano SS 2013, giorno due, parte due)

Parigi si appresta a finire. O forse è già finita e io ho perso la nozione del tempo. E io? Io sto ancora alle recensioni di Milano, secondo giorno. Sono in crisi, devo fare in fretta! Oggi - o meglio, sette giorni fa esatti- da calendario, troviamo RoccoBarocco, Calvin Klein, Vivienne Westwood, Daks (esordiente, ma storica marca inglese), Trussardi, Prada, Moncler gamme Bleu e Cavalli.
Magno cum gaudio, RoccoBarocco non è sul sito di Vogue. Quindi la salto. Lo so che non è un metodo fantastico per scegliere quali sfilate recensire, ma io ho bisogno delle foto, che trovo su Vogue, e non ho tempo da perdere: ho un compito da portare avanti!
Mentre così cerco le foto della sfilata successiva,CK, sul sito di Vogue, mi auguro che sia davvero brutta. Lo so, non dovrei rivelarvi certi scabrosi retroscena. Comunque, ringraziando Dio Italo Zucchelli mi accontenta. L'ispirazione per la sfilata è -cito testualmente la bibbia modaiola- uno "sportswear americano più classico". Benissimo. Io odio il vestire americano: odio i tagli enormi e insensati (perchè sai, fossero studiati, ma in America sono solo baggy), odio i loro jeans chiari, odio il loro essere tagliaboschi (sì, lo so, è la fiera del luogo comune). E naturalmente non è mancata neanche una di queste tre cose. I tagli sono over, anche se, gli va riconosciuto, ben studiati, si inizia col denim chiaro (orrore!) e poi si va su bianco, floreale e nero. Non mi convince.
Passo da Vivienne Westwood. L'ispirazione è palese: l'arte, da Caravaggio a Keith Haring. Con particolar rilievo su Bacco, annessi e connessi. Lo styling dei modelli, infatti, ricorda l'omonimo quadro dell'artista, mentre sulle tshirt le stampe sembrano proprio della "Canestra di frutta" di Ambrosiana memoria. Divertente, ma un po' come le medicine: attenti col dosaggio (specialmente per l'ultima parte della sfilata, tra strane tuniche e stampe di Haring).

 

 
 Daks non è sul sito di Vogue, brutto presagio. Ma, solo perchè è una new entry, sia chiaro, me la vado a cercare su Google per vedere che pasticciaccio siano riusciti a combinare.
Sin da subito non convince lo styling, di quelli forzosamente esagerati che vorrebbero essere comici senza riuscirci (tipo moschino alla decima potenza). Peccato perchè le idee di partenza, rielaborando la classica moda e sartoria inglese, c'erano. Vi copio una poetica e professionale recensione che spopola su internet (lo trovate paro paro in almeno tre siti uguali).
" Per la sera i pantaloni smoking con cintura e banda in raso si tramutano in eleganti bermuda da indossare di giorno in modo informale, abbinati a camicie in garza di cotone con plastron in piquet, doppi polsi e gemelli. Raffinate fantasie invadono maglie sapientemente abbinate a pantaloni di cotone con risvolto alto. Divertenti i gilet che vengono indossati sopra la camicia e senza giacca mentre molto più rigorosi e tradizionali sono gli abiti a doppio petto con ampi revers. I trench e gli overcoat, tipici del guardaroba DAKS, sono realizzati in tessuto mackintosh e termosaldati, spesso bicolor, con stampa House-Check."

Passiamo poi da Trussardi, che sfila all'aperto. Location sempre un po' diverse per le sfilate disegnate da Umit Benan, giovane genio turco-tedesco che vedo particolarmente bene da Trussardi: il suo stile, ispirato da una sartoria italiana un po' d'antan, dalla vita di una famiglia italiana d'antan, riflette particolarmente bene il "Trussardi-pensiero", di un lusso lento, rilassato, per la borghesia della Milano bene dal cognome importante e rigorosamente doppio. In questo caso in trasferta nella villa tra le dune della Maremma, con amici e cani al seguito. Devo dire che queste immagini un po' stereotipate di un mondo ammantato nel mistero, che chissà se esiste o no o sia mai esistito, mi prendono come un pesce all'amo. Sarò un "aspirational customer" alla 10oa potenza?
Come sempre per Trussardi c'è la pelle, tanta, come sempre per Benan i tagli sono belli abbondanti. Rimane un grande sfoggio di bella valigeria e ritorna in scena l'elegantissimo levriero ad accompagnare alcuni modelli. Belli gli occhiali, se non sembrassero una scopiazzatura di molti Persol.
Comunque una sfilata semplice ma non noiosa, 8.
La frase: "Cavo, ma chissene fotte della sfilata, voglio qvel cane!"

 
  


 


 


 




A questo punto è arrivata Lei. La sottile regina di Milano, Miuccia Prada. La signora ci regala una sfilata in cui non gioca più su un leitmotif decorativo a creare una collezione: niente più golf e uomini di potere, solo il nulla. Un esercizio sulla sottrazione in cui anche le differenze tra sessi spariscono, in una sfilata dove vanno in scena uomini di tutte le età e dodici donne. In un lavoro degno della spending review, ci si focalizza più su tagli e tessuti che su una varietà di modelli. Ma, precisa Miuccia, chiamarlo unisex sarebbe sminuire, banalizzare.
Che la sfilata fosse improntata a un minimalismo annichilente si capiva guardando già il set, bianco puro con la passerella tracciata da fasci di luce, o ascoltando la musica, essenziale e insieme moderna. Non si sbagliava.
Geometrico alla Pierre Cardin, lo show non cancella tutte le tracce dello stile Prada, ma riparte da zero. Da sottolineare i contrasti delle forme geometriche tracciate dai colori, le bande interne ai pantaloni e che "Le camicette che sembrano di cotone sono in realtà in leggerissimo cashmere: ci sembrava più snob per l'estate!". Parola sua! (un grazie a Paola Bottelli del Sole per questa chicca). Molto belli i colori, accostati in modo vincente. Perchè, come dice il buon Angelo Flaccavento, il bordeaux per l'estate è dannatamente sofisticato (e, aggiungo io, soprattutto abinato al salmone). Mentre saranno concettuali ma rimangono bruttini, quei sandali da prete, perdipiù con calzino. Vincente la scelta di far sfilare i capi con tanto di pieghe, ancora più minimalista e squadrato, ai limiti del 2d (vedi Comme FW 2013 femminile).
La frase: "Cavo dai compviamoli: li possiamo idossave entvambi, pensa che vispavmio!"
Voto: 8 e 1/2 per la ricercatezza. Chissà che questo inverno non glielo voglia alzare (ad esempio ora mi sto innamorando della FW, sempre di Prada).



 






 








L'ultima fissazione di Thom Browne, che disegna Moncler Gamme Bleu, sembra essere la vela. E così si esibiscono ballerini di Tip-tap su quello che è diventato, all'occasione, il ponte di una nave, con tanto di bandierine. Poi si sciolgono gli ormeggi, tirano su le ancore e arrivano i modelli. La sfilata, che davvero in questo caso sarebbe opportuno definire show, inizia con un consueto total white e abbigliamento navale, con lunghe cerate, quasi tuniche, e impermeabili. Il colore vira (termine azzeccatissimo) poi sul blu, abbinato al rosso, binomio classico e quasi monopolizzato dal marchio francese. Belli quanto immettibili gli impermeabili con stampe di bandierine nautiche, simpatici i pantaloni con bottoni che permettono di aprire all'altezza della caviglia. Qualche altra elegante uscita in blu e bianco, poi la sfilata prende un tono inaspettato, concentrandosi sull'abbigliamento di emergenza. Domina il nero, con sprazzi di un giallo violento e fluorescente. Le giacche sono non solo cerate di pescatori, ma anche salvagente camuffati e resi fashion.
Molto uso dei tessuti tecnici, ma troviamo anche cotone o cashmere e lana leggeri.
Un sette e mezzo, da notare un netto miglioramento (almeno per me) rispetto alle precedenti sfilate Moncler.













Roberto Cavalli è sempre meravigliosamente kitsch, e, grazie a Dio (non ce la faccio più co' 'ste recensioni!!), anche stavolta non delude. Anche qua colori metallizzati, ma senza osare come Burberry, ci si ferma a un argento e blu elettrico o azzuro, ma anche viola (mi sento svenire). Tagli attillati, stampe... oh, ma che ve lo dico a fare: io a Cavalli non resisto: NO, NEIN, NIET! Almeno con Versace mi faccio 4 risate...
Alla prossima giornata, cari followers!

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2) Una giacca di cashmere millemila fili di Brunello Cucinelli;
3) Un plaid di cashmere di Hermès (sì, ho bisogno fisiologico di cashmere, sono freddoloso).

Naturalmente, non è un "aut aut" tra i tre doni. Non sarei mai così crudele. I doni sono da fare tutti. Appena arriveranno, provvederò a cambiare lista, per evitare doppioni.
<3 <3 <3

Grazie per la lettura!

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