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domenica 23 settembre 2012

Burberry vola avanti

Premessa: quando ho scritto questo post era davvero sulla cresta dell'onda.
Ora ne cominciano a parlare cani e porci, ma vabbè, sappiate che il vostro blogger vi ha subito pensato e scritto un pezzo esclusivo. Per voi. E sappiate anche che sono ancora vivo, che -tanto siamo in tema negozi- a Roma hanno aperto Balenciaga e Louboutin, e che aprira Jil Sander. Detto questo, godetevi il pezzo.
Il vostro ancora vivo blogger.

Avete presente quando si dice "coniugare tradizione e modernità"? Parrebbe semplicemente il classico detto trito e ritrito. Ciò non impedisce a Burberry di applicarlo tremendamente bene. Disarmante. A qualunque sfilata, a costo di dover patire sotto 40 gradi all'ombra prima di squagliarsi come una barretta di cioccolato kinder che vi scordate in tasca, sarà presente un trench. Perchè Burberry è tutto "heritage": e il trench, e il cavaliere equestre, e la Britishness, e ancora il trench.
Ma Burberry è anche attenta a ogni singolo trend della rete: passerelle trasmesse streaming, pagina Facebook con tanti fan quanto gli abitanti Dell'australia (non è vero, ma manca poco), tweet costanti, pinterest, G+ (sì, quello strano social network con cui google sta stalkerando ossessivamente tutti noi blogger), etc etc.
E ora hanno aperto un nuovo, innovativo flagship store a Londra, la città dove tutto ebbe inizio. Sì, perchè Burberry, per ricollegarci al discorso dell'"heritage", sta a Londra come il brutto tempo, gli arabi impaccati di soldi o i brutti Corgi della regina Elisabetta (possa Monty riposare in pace).
La location non è nuova, ma la marca ha del tutto ristrutturato e, immagino, ampliato a dovere, gli spazi del negozio (2500 mq. Manco so quanti siano). 
Il negozio, dalle foto, sembra essere lì da sempre, e si preannuncia a entrare nel novero ei grandi flagships. Quelli il cui indirizzo ormai è diventato identificativo del loro brand:  24 Faubourg (Hermès), 13 rue de la Paix (Cartier), 31 Montaigne (Dior)... Tutti indirizzi che parlano da soli, per gli amanti della moda.


Il parquet è bruno, divani qua e là, anticheggianti teche coprono i trench, le lampade sono decó, restaurate a dovere. Al centro del negozio sbuca il mega schermo da 38 mq, proprio dove prima c'era il palcoscenico spettacoli teatrali.
Perchè la sede del negozio non è un edificio qualunque. L'"empire house" (un nome che parla) fu sede di un teatro, per poi essere integrata nei palazzi di Regent Street. Ora gli interni sono stati restituiti all'antico splendore.
Sull'ex palchetto reale ci si può far realizzare un trench su misura, servizio già offerto sul sito e ora anche in prima persona. Il palco (quello del maxischermo), invece, puó essere utilizzato per gli spettacoli dal vivo di Burberry acoustics, che promuovono giovani musicisti inglesi (bella musica malinconica).
E c'è anche la galleria della memoria storica, ora occupata da una mostra sui trench (comincio a capire che fine abbiano fatto i vecchi trench esposti al negozio di Roma...).
Insomma, ritorna ancora il concetto della tradizione, qua inteso come conservazione del luogo del negozio, che così è reso unico e caratteristico. Ma poi tutto è intriso di tecnologia e modernità:  fibre ottiche, a kilometri e kilometri, coprono l'intero negozio. Nei camerini, gli specchi sono avveniristici schermi su cui vengono proiettate informazioni dei prodotti che si stanno provando.
Poi ci sono le "solite attenzioni" che ogni negozio di lusso serio ha: pavimento di marmo intagliato e lavorato così da ottenere una particolare sfumatura di colore, balaustre di ottone realizzate ad hoc per Burberry e una collezione disponibile unicamente in loco (tralaltro molto lussuosa, con trench di coccodrillo o di piume dorate  -questo dà un po' un effetto gallina spiumata).



L'idea mi piace molto. Mi piacciono questi flagship stores, li trovo un'ottima vetrina del brand. Ma attenzione che non diventino dispersivi (vedi Vuitton a Roma): degli enormi supermercati del lusso, paurosi, dove si perde il rapporto col cliente.
Bene. Ora che ho fatto la mia modesta pubblicità a Burberry, qualche riflessione: questo è uno dei brand più trasversali della moda: pochi sono così conosciuti (e comprati, almeno prima della crisi) dalle masse, insieme classici (trench e sciarpa, accoppiata perfetta) e modaioli (Prorsum). Forse solo Vuitton. Un modello da imitare. La democratizzazione del prodotto aveva inizialmente intaccato l'appeal lussuoso ed esclusivo. Burberry è stato per molto tempo sinonimo di "chav", truzzo in salsa inglese. Poi è arrivato Chiristopher Bailey, la gallina dalle uova d'oro (spalleggiato dalla CEO Angela ahrends). In poco tempo la marca è stata  svecchiata e ingentilita. 
Ma qual è stata la ricetta vincente? Probabilmente fare si che le varie linee (Brit, giovane, London, classica, e Prorsum, di moda) viaggiassero in parallelo. E, come tutte le parallele che si rispettino, senza toccarsi mai. 

4 commenti:

  1. io mi sto stancando di Burberry, troppo lodato, troppo sull'onda delle tencologie, delle it-girl, delle bla bla. L'unica cosa che rimarrà per sempre è il trench classico mai stato da chavs e mai sarà. Il resto passa molto velocemente di moda. Non riesco a ricordare niente dello stile che ha dato Bailey, anche se lui, visto l'età, il ruolo e la responsabilità è molto bravo come manager

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  2. Ciao avevo lasciato il mio commento ma è sparito.
    Dimmi é successo qualcosa? Non riesco a contattarti.
    Ciao. D.

    RispondiElimina
  3. io adoro burberry! e questo negozio è fantastico!
    nuovo post sul mio blog, ti va di passare?

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  4. A me piace proprio come scrivi...Bravo e competente, sul serio...poi certo mi piace anche Burberry, Bailey è stato bravissimo, aveva un compito per niente facile...buona serata!

    www.rockandfrock.com

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Se siete arrivati fin qua sotto vivi (complimenti!) e volete insultarmi, fate bene, questo è lo spazio giusto! Mi raccomando, utenti anonimi, lasciatemi una firmetta (potete anche scrivere "Raperonzolo", non saprò mai che non è il vostro vero nome)!
Se, invece, siete folli come me, e il post vi è piaciuto, potete contattarmi in privato per offrirmi un dono. Vi fornirò la mia taglia e le preferenze di colore per:
1) Un maglione in baby cashmere di Loro Piana;
2) Una giacca di cashmere millemila fili di Brunello Cucinelli;
3) Un plaid di cashmere di Hermès (sì, ho bisogno fisiologico di cashmere, sono freddoloso).

Naturalmente, non è un "aut aut" tra i tre doni. Non sarei mai così crudele. I doni sono da fare tutti. Appena arriveranno, provvederò a cambiare lista, per evitare doppioni.
<3 <3 <3

Grazie per la lettura!

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